La Porta Alchemica di Roma.

Detta anche Porta MagicaPorta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Savelli Palombara, Marchese di Pietraforte tra il 1614 e il 1680 nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna Centro Est di Roma sul colle Esquilino dove ora c’è Piazza Vittorio.

La Porta Alchemica è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Sull’arco della porta perduta sul lato opposto vi era un’iscrizione che permette di datarla al 1680; inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all’interno della villa.

La leggenda narra che uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte.

porta alchemica roma legendaIl “pellegrino”, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una miracolosa erba capace di produrre Oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta ma lasciò dietro alcune pagliuzze d’Oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della famosa Pietra Filosofale.

Il marchese fece incidere, sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, il contenuto del manoscritto con i simboli e gli enigmi nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli.

Forse l’enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche e per il passaggio tra le mani di alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, e finì nelle mani dell’erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica.

La storia.

Il Borri nel 1659 fu accusato dalla Santa Inquisizione di eresia e veneficio.

Datosi alla fuga, dopo una vita fatta di avventure passata in varie città d’Europa dove esercitò la professione medica, fu arrestato e restò recluso a Roma nelle carceri di Castel Sant’Angelo tra il 1671 e il 1677.

Successivamente, quando venne messo in regime della semilibertà dal 1678 riprese a frequentare il suo vecchio amico Massimiliano Palombara (1614-1685) che lo ospitò nella sua villa negli anni successivi fino alla sua morte avvenuta nel 1685.

Tra gli anni 1678 e 1680 Borri e Palombara fecero le iscrizioni enigmatiche, di cui almeno una scritta della villa (quella sopra l’arco della porta in via Merulana) risale al 1680.

Il Borri fu di nuovo recluso a Castel Sant’Angelo dal 1691 dove sarebbe morto nel 1695; eppure,  a soli tre anni dopo questa data risalirebbe la nascita di uno dei più misteriosi personaggi del settecento: il Conte di San Germano, un leggendario alchimista che avrebbe trovato il segreto dell’elisir di lunga vita, e la cui esistenza si sovrappone in parte con quelle del mago Cagliostro che a sua volta dichiarava di essere vissuto due secoli.

Il confronto tra i ritratti di Francesco Giuseppe Borri e del Conte di San Germano, pur separati da almeno un secolo, mostrano secondo alcuni lineamenti compatibili con quelli della stessa persona.

Tanti i misteri di Roma, questo è uno di quelli che si aggiunge alla lunga lista della Città eterna.

porta alchemica roma mistero